Tratto dal giornale: “Le vie dell'aria” 21 marzo 1943
La storia del 150° gruppo caccia.
IL 150° gruppo con il suo comandante in testa, è pronto a far faville se qualcuno dovesse per caso
pronunciarsi contro il distintivo che ha adottato in Africa, durante i lunghi e duri mesi trascorsi a
combattere nella sabbia.
Un distintivo che a prima vista appare incomprensibile, in quanto è fatto, di una palma, di una duna
sabbiosa, tre uccelli in formazione e un motto strano “Gigi tre osei“.
La storia è questa:
“Gigi tre osei“ era un ufficiale di complemento.
Era precisamente il S. Tenente Pilota Luigi Caneppele, un aliantista olimpionico che, dopo essersi
laureato in ingegneria aeronautica, aveva fatto il brevetto militare ed era capitato al 150° gruppo
quando questo era a Caselle Torinese.
Si era presentato al reparto portando sulla tuta il distintivo da aliantista in possesso del brevetto C.
Tre aquile stilizzate, ma stilizzate al punto che avevano dovuto chiedergli che cosa diavolo fossero.
“Tre Osei” aveva risposto Caneppele nel suo bel dialetto.
E da quel giorno era diventato per tutti “Gigi Tre Osei“
Quando a un reparto un nomignolo sostituisce il cognome, vuol dire che il più è fatto.
Gigi era trentino, era biondo, era alto, era sempre pronto al volo, al canto e all’amore come tutte le
creature felici.
Gigi era in gamba.
Era tanto in gamba che qualche tempo dopo dovettero trasferirlo a un gruppo di nuova formazione,
perché addestrasse il personale giovane. Col nuovo gruppo partì per la guerra, combattè in Tunisia,
prese la prima medaglia, poi fù trasferito in Africa con il secondo stormo, continuò a combattere e
tornò infine a Caselle per un periodo di riposo.
Ma durante il riposo si lasciò un giorno prendere la mano dal cavallo rosso dell’entusiasmo e si
mise a fare la gara con le rondini. Le rondini lo sapete volano basse e si posano sui fili, Gigi cercò
di posarsi sui fili a sua volta, ma era più pesante delle rondini e ne venne fuori una scassata, un
rapporto incidente di volo, una busta gialla e un trasferimento ad un reparto dove bisognava volar
piatti per forza.
In questi casi non si transige.
Chi giudica e punisce dimentica che ai suoi tempi ha fatto anche lui le puntate, oppure ricorda di
averle fatte e di essere andato a finire dentro.
Pensa che quelli erano bei tempi, si lascia prendere la mano dalla nostalgia, poi si scuote, ridiventa
burbero e prende i provvedimenti del caso.
Sotto sotto però sorride al pensiero che, se quell’altro non è un pollo alla caccia ci tornerà lo stesso.
E Gigi ci tornò.
Ci tornò qualche tempo dopo nella maniera meno ortodossa e più impensata ma ci tornò.
Il suo vecchio gruppo si trasferiva in Africa. Su uno dei campi tappa il comandante era sceso
dall’apparecchio, era andato a far pipì, aveva dato disposizioni per il rifornimento e stava
attendendo l’ordine di partenza, quando si vide arrivare davanti Gigi.
Un Gigi irriconoscibile, demoralizzato e abbattuto, un Gigi che si dava pugni in testa e diceva che
lui lì sarebbe morto di inedia.
“Comandante, portatemi con voi in Africa“.
“In Africa?“ “Ma che sei matto?“.
“Comandante, sono matto, ma portatemi con voi in Africa, rinsavirò“
“Ma come vuoi che faccia?“
“Fate come volete, Comandante, ma non lasciatemi qui“
“No senti, adesso tu rimani qui, vuol dire che ti richiederò e raggiungerai il gruppo laggiù“
“Comandante, non chiedete niente, portatemi con voi subito“
“Subito? E’ una parola!“
“Sì comandante, è una parola, una sola, bellissima : Subito! Sentite come è bella?“
“E’, lo sento! Ma poi chi li sente i signori superiori?“
“Comandante, li sentiremo insieme, li sentiremo con tutto il gruppo schierato, li sentiremo come
vorrete voi, ma adesso portatemi in Africa“
E così, per ore intere, al circolo, a mensa, in cameretta, dovunque il Comandante andasse, l’altro gli
stava dietro e continuava quella lagna.
A volte, lo sapete, ci si mette di mezzo il diavolo.
Mentre il gruppo è in attesa di spiccare l’ultimo balzo si ammala uno degli ufficiali, il Comandante
lotta con sé stesso, riflette, scuote la testa, riflette ancora, vede che l’ufficiale non guarisce, ci
ripensa, poi di colpo decide e dice a Gigi di tenersi pronto a partire.
Gigi si schiaffava sugli attenti di fronte al Comandante, lo abbraccia con gli occhi, lo bacia con il
pensiero, schizza in cameretta, fa fagotto e l’indomani all’alba parte per l’Africa insieme al suo
vecchio gruppo.
La bomba scoppia dopo poco tempo, mentre il 150° è in piena attività di guerra.
Gigi che porta sempre il suo vecchio distintivo da aliantista, è il più audace, il più instancabile, il
più valoroso e popolare pilota del reparto.
I “Tre Osei“ sono sempre in volo con lui, e attaccano, mitragliano, giostrano, si impennano,
picchiano, battono ormai qualsiasi tipo di rondine che sorvoli la gialla crosta del deserto.
Quando scoppia la bomba, Gigi è preoccupato per il comandante. Va a finire che, se fanno tanto di
impuntarsi, gli fanno saltare la promozione.
Il Comandante è preoccupato per sé e per Gigi. Va a finire che, se fanno tanto di impuntarsi, lo
trasferiscono un'altra volta.
In ogni modo, non può far altro che far la guerra, scrivere una dichiarazione giustificativa, attaccarsi
a tutte le maniglie possibili e chinare la testa sotto la burrasca.
La guerra continua, il suo gruppo fa miracoli, ottiene una citazione a bollettino e finalmente la
burrasca si placa.
Gigi rimarrà con loro.
Rimarrà con loro continuando a combattere con quell’entusiasmo che non può essere descritto a
parole, perché con certe cose non ci si può misurare a parole.
Rimarrà con loro sino a quando, durante un volo di trasferimento su un campo avanzato, volo per il
quale si era offerto volontario perché era indispensabile trasportare subito su quel campo gli
specialisti del gruppo, non cadrà nel tentativo di portare a termine a qualunque costo la missione
che gli era stata affidata. Lui muore ma buona parte degli specialisti si salva.
Dopo la sua scomparsa, il Sottotenente Di Robilant, che era l’ufficiale sul cui apparecchio Gigi si
era trasferito in Africa, volle ricordarlo facendo disegnare sull’apparecchio stesso i famosi “Tre
Osei“.
Subito dopo con l’aggiunta di un nome, di una palma e di qualche duna, nacque spontaneo e
bellissimo il distintivo del 150° gruppo caccia, i cui piloti hanno voluto fare in modo che “Gigi Tre
Osei“ rimanesse sempre con loro, anche dopo l’ultimo, definitivo, irrimediabile trasferimento.
Il Comandante Vizzotto ha detto che nemmeno il padreterno potrà convincere lui e i suoi piloti a
cambiare insegna.